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Dassault Systemes rilascia la versione V6R2010x di 3DVIA Composer

scritto da global il 22 Febbraio 2010

 

Parigi, 17 Novembre 2009 – Dassault Systemes ha rilasciato la versione V6R2010x di 3DVIA Composer, il software che rivoluziona il metodo per la creazione della documentazione di prodotto.

Le nuove funzionalità consentono di migliorare le fasi di creazione e  distribuzione di “esperienze realistiche del prodotto” a tutti i livelli dell’organizzazione, rendendo disponibili possibilità avanzate anche agli utenti non-CAD.

 
3dviacomposer-300x257

 

Tra le novità più significative si segnalano: una nuova interfaccia grafica per l’accelerazione del processo di sviluppo della documentazione di prodotto, nuove funzionalità nella realizzazione di immagini tecniche in formato vettoriale, con la possibilità di avere viste di dettaglio ed immagini colorate per una migliore comprensione della tavola, e nuove funzionalità per la gestione della distinta base.

Per avere una descrizione più dettagliata di 3DVIA Composer, clicca qui

Per vedere un esempio di animazione realizzata con 3DVia Composer, clicca qui

Per vedere un esempio di immagine 2D realizzata con 3DVIA Composer, clicca qui; per interagire con l’immagine, clicca nelle voci della distinta base!

Se non disponi del player Adobe SVG per la visualizzazione dell’immagine soprastante, clicca qui per installarlo su Internet Explorer (browser consigliato per la compatibilità con il player)

Per sapere come realizzare questa documentazione in pochi click, contattaci per approfondire l’argomento.

Officine Meccaniche Irpine: dall’aria al vento

scritto da global il 24 Novembre 2009

 

Innovazione tecnologica: un caso di successo

Grazie alle soluzioni di Dassault Systèmes, le Officine Meccaniche Irpine sono riuscite ad avviare in tempi brevi la produzione di generatori eolici, sfruttando l’esperienza sviluppata nella gestione di progetti nell’industria aerospaziale. Un progetto in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e con il sostanziale contributo del binomio CATIA-ENOVIA SmarTeam, e con il supporto di Global Informatica.

 

Clicca per visualizzare l’articolo completo in PDF

Cinque opzioni per budget It migliori

scritto da global il 24 Novembre 2009

 

Le indicazioni di Ventana Research per massimizzare il valore dell’It.

Lineaedp.it – 28 Ottobre 2009

Ventana Research ha delineato cinque opportunità che aiutano i dipartimenti It a ridurre il budget necessario all’operatività dell’azienda e, di conseguenza, a disporre di fondi da destinare ad attività It strategiche.


Le indicazioni sono contenute nel white paper Reducing the Cost of Keeping the Lights On: Golden Rules for Optimizing the Ktlo Budget, veicolato da Informatica Corporation. Secondo Ventana è fondamentale che le organizzazioni It non valutino semplicemente i sistemi per capire dove risparmiare attraverso attività di consolidamento. L’It, invece, dovrebbe iniziare a valutare i propri processi legati ai dati per ottimizzarli.
Ridurre i costi attraverso l’archiviazione dei dati tra i sistemi, quindi, è la prima opzione da seguire. Ventana Research suggerisce di fare dell’archiviazione dei dati un’attività It fondamentale che viene automatizzata utilizzando le tecnologie di integrazione dei dati.
Ciò fa sì che i processi di archiviazione siano coerenti all’interno dei sistemi e delle applicazioni, con il vantaggio di non dover più affrontare i costi legati alla manutenzione sia dei processi di archiviazione specializzati sia delle interfacce personalizzate.
Poi si può automatizzare le interfacce dei dati e delle applicazioni. Secondo il report, molte aziende non riescono ad accedere con facilità ai dati provenienti da vari sistemi e processi di business, a causa della presenza di troppe interfacce custom per l’integrazione dei dati e per via dell’implementazione di processi di data quality a compartimenti stagni. Ventana ritiene pertanto che utilizzando un processo e una tecnologia comune si è in grado di disporre di dati aziendali di qualità, soddisfacendo appieno le esigenze di integrazione e riducendo i costi operativi dell’It.
Terza chance: eliminare le applicazioni obsolete con l’Information Lifecycle Management. Un approccio di Ilm assicura che i dati presenti nei sistemi che l’azienda ha eliminato vengano elaborati, archiviati e resi accessibili ad altri utenti e applicazioni secondo le diverse esigenze. Per Ventana l’It dovrebbe adottare una soluzione di Ilm focalizzata sulle applicazioni beneficiando così di una riduzione significativa dei costi e di una maggiore efficienza operativa.
Poi si può valorizzare e integrare i sistemi legacy in modo efficiente, dato che nella maggior parte delle aziende di grandi dimensioni, i sistemi con oltre dieci anni eseguono oltre un terzo dei processi di business fondamentali.
Infine, si deve semplificare l’It e ridurre le attività di codifica grazie con la data integration. Le aziende spesso implementano routine proprietarie con codici personalizzati per replicare e sincronizzare i dati sui sistemi e supportano le routine, costose, con processi per lo più manuali. Secondo Ventana molte di queste operazioni possono essere automatizzate e gestite da un unico strumento. Il report evidenzia che stabilendo un metodo comune per integrare i dati sulle applicazioni aziendali è possibile ridurre i costi operativi di questi sistemi, senza ricorrere a risorse dedicate nel supporto dell’integrazione dati per ogni applicazione, database e programma personalizzato.

Competitività It: all’Italia manca la ricerca

scritto da global il 22 Settembre 2009

 

Il rapporto dell’Economist Intelligence Unit evidenzia i punti di criticità per il nostro Paese: l’investimento in ricerca e in risorse umane. Il parere di Luca Marinelli, di Bsa.

Maria Teresa Della Mura  –  01NET.it  –  17 Settembre 2009

Non è un’Italia competitiva, quella che emerge dallo studio dell’Economist Intelligence Unit e sponsorizzato da Business Software Alliance presentato in questi giorni.

L’analisi misura in modo particolare la competitività del settore It, valutandola sulla base di sei fattori specifici: disponibilità di lavoratori specializzati, cultura aperta all’innovazione, infrastrutture tecnologiche, sistema giuridico, leadership di governo.

Sulla base di questi parametri, l’Italia si colloca al ventiquattresimo posto, dopo Austria ed Estonia, ma appena prima della Spagna, con un punteggio di 48,5 su 100.

Gli analisti consigliano di non esaminare il rapporto in un’ottica di raffronto rispetto allo scorso anno: i criteri di valutazione e il peso specifico degli indicatori possono cambiare. Più interessante, piuttosto, è l’analisi comparativa rispetto ad altre economie.

In effetti, già la comparazione della situazione italiana con i primi cinque Paesi che occupano la classifica, dà la misura della distanza che separa il nostro Paese dall’eccellenza. Stati Uniti, Finlandia, Svezia, Canada e Olanda superano tutte la soglia dei 70 punti su 100, con gli Stati Uniti addirittura a 78,9.

Per quanto riguarda le economie di riferimento per il sistema Italia, il Regno Unito si colloca sesto con un punteggio di 70,2, la Francia è diciassettesima con 59,2, mentre la Germania è diciannovesima con 58,1.

Scendendo nel dettaglio, l’Italia è fortemente penalizzata per il punteggio molto basso ricevuto alla voce ricerca e sviluppo: si parla di 16,6 laddove gli Stati Uniti raggiungono il 61,3.

E questo dato finisce per mettere in discussione i pur positivi punteggi ottenuti su altri versanti, quali il dinamismo dell’ambiente economico (72,7), del sistema giuridico (73), la disponibilità di infrastrutture IT (52,5) e i supporti allo sviluppo dell’IT stessa (64,2), il ‘capitale umano’ (48,4).
“Un quadro che – commenta Luca Marinelli Presidente di Business Software Alliance in Italia – di fatto conferma una situazione nota da tempo: la mancanza di visioni di lungo termine. Soprattutto le piccole e medie imprese italiane continuano a lavorare con un respiro breve, attento al risultato immediato. Un respiro che mal si coniuga con le esigenze di un sistema attento invece alla ricerca e allo sviluppo”.
Considerato anche il punteggio decisamente migliorabile ottenuto alla voce capitale umano, Marinelli sottolinea anche la necessità di un’attenzione diversa anche al mondo scolastico e della formazione.
“E’ importante riuscire a creare delle sinergie, a sviluppare un’integrazione maggiore tra mondo della scuola e mondo del lavoro, così da favorire un circolo virtuoso”.
Il rapporto, nel suo complesso, evidenzia un settore che ha sicuramente risentito del clima economico generale, ma che sembra aver reagito in modo positivo. Resta da vedere come e quanto, nei prossimi mesi, la ripresa troverà nell’It un fattore di abilitazione e sviluppo.

Un Parlamento di tecnoscettici

scritto da global il 22 Settembre 2009

 

Il Professor Fuggetta e i parlamentari italiani: l’Ict non abita le stanze della politica.

Luigi Ferro  –  01NET.it  –  17 Settembre 2009

Le disavventure del prof. Fuggetta con i parlamentari italiani dicono molto della considerazione che l’Ict ha presso le stanze del potere.
Tempo fa, convocato a Roma dal gruppo interparlamentare sul web 2.0, l’amministratore delegato del Cefriel ha presentato la sua relazione davanti a un solo onorevole perché gli altri erano impegnati nelle varie commissioni.

Nei giorni scorsi è tornato a Roma, questa volta convocato dalla Commissione Affari istituzionali per parlare di e-government e Ict. Dopo avere iniziato a preparare le sue slide ha scoperto di avere a disposizione 15 minuti, un tempo non necessario per approfondire l’argomento.

Nonostante questo ha ridotto il numero di slide e se ne è andato in parlamento dove questa volta ha trovato un po’ più di parlamentari ad ascoltarlo.

Ma il tenore delle domande gli ha fato capire che forse qualcuno non aveva ben chiaro di cosa si stesse parlando e soprattutto che dell’Ict è pronto a percepire solo gli eventuali pericoli e non i vantaggi.

Quando ha detto che sarebbe il caso di digitalizzare ricette e referti un parlamentare “con tono di sufficienza” ha obiettato “e le persone anziane come fanno?”, mentre l’altro si preoccupava che con la digitalizzazione si mettessero le basi per una gigantesca violazione della privacy con il classico spauracchio dell’orwelliano Grande Fratello.

In questo senso onorevoli e senatori sono lo specchio fedele del Paese.
Le loro osservazioni, infatti, fanno il paio con i dati dell’Osservatorio Ict del Piemonte secondo il quale la maggior parte delle imprese della regione si definisce scettica nei confronti dell’Ict e non ne percepisce ancora il vantaggio competitivo.

Chi l’ha detto che Politica e Società civile sono distanti?

Per Confindustria l’Ict è il pilastro della crescita

scritto da global il 24 Giugno 2009

 

Da “LineaedpPMI/Aziende & Persone/Dati & Indagini ”

19 Giugno 2009

“Servizi e Infrastrutture per l’Innovazione Digitale del Paese” è il titolo di un documento nel quale Confindustria presenta le proprie tesi e proposte al Governo.
Si tratta di un lunga e articolata analisi dove si afferma che l’Ict è il pilastro della crescita che, secondo gli studi dell’Ocse, influenza la produttività secondo tre canali principali. Il primo è l’effetto produzione: un’accelerazione della produttività nel settore che produce queste stesse tecnologie tende ad aumentare la produttività media del sistema.


Poi c’è l’effetto utilizzo: le imprese degli altri settori, nel dotarsi delle tecnologie digitali aumentano lo stock di capitale per addetto (capital deepening), aumentando di conseguenza la produttività del lavoro. Infine, lo spillover: l’adozione delle nuove tecnologie, poiché migliora il modo in cui le aziende combinano i fattori produttivi, ha un effetto di ricaduta sulla produttività totale dei fattori, che cattura cioè non le variazioni quantitative o qualitative dei fattori produttivi ma gli effetti di un loro migliore utilizzo.
Per quanto riguarda l’effetto legato all’utilizzo delle tecnologie digitali da parte delle imprese che non producono ma usano queste tecnologie, l’Ocse sottolinea che gli investimenti in Ict hanno avuto un impatto notevole sul livello degli investimenti dei paesi Ocse. In particolare, durante gli anni 90 la quota di investimenti Ict – hardware e software – sul totale investimenti è cresciuta stabilmente contribuendo alla crescita dell’output totale di ciascun paese. Gli investimenti in Ict nei paesi Ocse sono aumentati da meno del 15% nel settore business agli inizi degli anni 80 a tra il 15-30% nel 2001. Questo ha contribuito alla crescita del Gdp e della produttività del lavoro tra 0.3 e 0.8 punti percentuali nel periodo 1995-2001.
Stati Uniti, Australia, Olanda e Canada hanno registrato gli aumenti maggiori. Tuttavia, gli investimenti in Ict contribuiscono alla crescita della produttività solo quando sono accompagnati dalla riorganizzazione dei processi aziendali, resa necessaria per adattarsi alle nuove tecnologie (complementarietà tra tecnologia e organizzazione).
Gli investimenti in tecnologie e servizi innovativi hanno un effetto moltiplicatore su tutto il sistema economico: negli ultimi 5 anni le imprese del settore dei servizi innovativi e tecnologici in Italia hanno aumentato gli investimenti da 16 a 24 miliardi annui (pari a circa 2 punti percentuali di Pil) creando 500mila nuovi posti di lavoro ad alto profilo di conoscenza.
Pubblica amministrazione:la quota di Pil relativa ai costi della Pa è di poco inferiore a quello del settore manifatturiero (rispettivamente: 17% – oltre 250 miliardi – e 23% – circa 350 miliardi), e la macchina. pubblica costa a ogni cittadino italiano 4.500 €/anno (oltre 5.000 €/anno se si considerano anche i costi intermedi che portano i costi complessivi a 300 miliardi), ben 1.000 € in più rispetto al costo procapite della media dei Paesi europei.
Recenti valutazioni evidenziano come le imprese italiane paghino ogni anno circa 15 miliardi per costi della burocrazia, pari a 1 punto di Pil per gestire i rapporti con la Pa.
Il maggiore onere, pari ad oltre 11 miliardi, viene sopportato dalle microimprese, con meno di 9 addetti. Sempre in merito ai costi della burocrazia, prendendo come esempio significativo quelli richiesti per avviare un’impresa, il confronto con gli altri Paesi europei rivela con immediatezza lo svantaggio competitivo di cui le imprese in Italia soffrono: in Italia si possono stimare in circa 6.000 Euro; in Danimarca: zero; nel Regno Unito o in Francia poche centinaia di euro.
Banda larga: un recente studio commissionato dalla Commissione Europea ha elaborato una stima quantitativa degli impatti indiretti della banda larga sull’economia. L’analisi storica dei dati 2004-2006 ha evidenziato che gli investimenti in banda larga in Europa hanno contribuito, tramite lo sviluppo dei servizi, alla creazione di circa 100.000 posti di lavoro e a una crescita del Pil pari allo 0,71% nel 2006. In particolare, il contributo alla crescita del Pil nei Paesi con una maggiore diffusione della banda larga (crescita media del 0,89%) è stato il doppio rispetto ai Paesi con una minore diffusione (0,47%).
In conclusione, la letteratura sull’analisi dell’impatto dell’Ict sulla crescita economica, dimostra che gli investimenti in Ict hanno significativi impatti sulla crescita. Questi effetti però si manifestano solo quando agli investimenti in infrastrutture, si affiancano quelli per lo sviluppo degli asset complementari come la formazione e la riorganizzazione dei processi che l’Ict, come tecnologia puramente abilitante richiede per dispiegare a pieno i suoi effetti.
Con riferimento all’impatto economico della larga banda, sulla produttività, la letteratura esaminata sembra suggerire un valore di impatto non inferiore allo 0.1 % di aumento della produttività per ogni aumento del 1% della penetrazione della banda larga, misurata come numero di linee per 100 abitanti. Tutti gli studi, evidenziano però come questi effetti siano significativi solo quando esiste un adeguato ecosistema Ict nel paese. Questo vuol dire che le politiche di sviluppo della larga banda devono concentrarsi sia sull’offerta che sulla domanda, specialmente per paesi come l’Italia.
Infine, l’analisi inoltre evidenzia come gli investimenti in Ict abbiano ritorni sociali più alti di quelli per altri tipi di infrastrutture, sia come impatti diretti che di quelli legati ai network effetcs che caratterizzano questi investimenti. E un risultato significativo soprattutto in fasi come l’attuale in cui la scarsità di risorse pubbliche per gli investimenti richiede scelte di priorità.

Avete mai visitato una fabbrica virtuale?

scritto da global il 27 Maggio 2009

 

Se non avete mai fatto questa esperienza, bene, vi invitiamo a farla subito. Date un’occhiata a questo link.

Con un semplice click entrerete nella fabbrica virtuale Industrial Equipment: sarà un piacere per noi accompagnarvi in questa visita alla scoperta delle soluzioni PLM di Dassault Systèmes per il settore delle apparecchiature industriali. Sarà un modo comodo e piacevole per conoscere tutti i vantaggi che esse offrono non solo nel tradizionale settore della progettazione, ma in tutti gli altri ambiti sia interni che esterni all’azienda.
Il tutto corredato da ampia documentazione scaricabile ed interessanti contributi filmati.
Oltre a questa particolarissima novità, come di consueto, troverete notizie ed informazioni sulle nostre soluzioni, le testimonianze dei nostri clienti e le ultime novità DS.

3DViaComposer

scritto da global il 27 Maggio 2009

 

3DVIA Composer è uno strumento innovativo per produrre la documentazione di prodotto e di processo.

 

 

A proposito di 3DVIA Composer:
– Consente di creare animazioni, istruzioni e viste in modo facile e veloce, per una documentazione di prodotto e processo realmente efficace
– E’ completamente indipendente dal CAD e supporta i più diffusi applicativi 3D: CATIA V4, CATIA V5, SolidWorks (TM), Pro / Engineer ®, Siemens PLM ® (UGS/ Unigraphics), Solid Edge, STEP, XML, …
Ottimizza la collaborazione tra le varie divisioni aziendali (R&S, Progettazione, Produzione, Ufficio Acquisti, Vendite, Marketing, etc.)

3DVIA Composer è l’ideale per supportarvi nella realizzazione di:
Documentazione Tecnica: illustrazioni tecniche, esplosi, pallinature
Nel processo produttivo: Istruzioni di montaggio
Nei servizi: Manuali e Libretti di istruzioni
Nel Marketing: cataloghi, brochure, siti web
Nei processi di revisione: Revisione di progetti, glossari, animazioni 3D, Protezione della Proprietà Intellettuale

IMSce per CATIA V5

scritto da global il 22 Maggio 2009

 

CATIA V5 from Dassault Systemes provides a unique integrated approach allowing G-code validation without leaving the V5 environment; controller emulation capability with IMSce for V5 provides the machine motion, while checking for syntax and logic errors and alerting the user when they occur.

 

download datasheet

Futuro contro passato, derby d’Italia

scritto da global il 13 Maggio 2009

 

IL RAPPORTO DI «SOCIETÀ LIBERA» – MERCATO E CONCORRENZA

Futuro contro passato, derby d’Italia

La povertà delle istituzioni favorisce corporazioni, lavoro nero e corruzioni sociali
di Franco Locatelli

Basterebbe pensare al fatto che in Italia l’Antitrust è arrivato un secolo dopo rispetto agli Stati Uniti per capire che da noi non sono mai stati tempi facili per la cultura e la politica della concorrenza, ma adesso la crisi economica complica tutto ancor più di prima. Nel mondo il pendolo della storia s’è visibilmente spostato dal lato dello Stato piuttosto che da quello del mercato, e per un Paese come il nostro non c’è da farsi troppe illusioni – almeno nel breve termine – sulla possibilità di sconfiggere lobby e corporazioni che ostacolano la meritocrazia, la concorrenza e la piena apertura dei mercati.
Il Rapporto sul processo di liberalizzazione della società italiana che l’associazione «Società libera» presenta quest’anno nella sua settima edizione – e che sarà discusso oggi a Milano e giovedì a Roma – prende atto del fatto che la cultura del mercato e della concorrenza sia di questi tempi costretta sulla difensiva ma rammenta che non è la prima volta che succede. «Gli uomini – ricorda il Rapporto citando Luigi Einaudi – sono presti a persuadersi, quando c’è qualcosa che va male, a invocare il braccio forte dello Stato». E se, di questi tempi, il cambiamento della dimensione dell’intervento pubblico in economia può essere opportuno, non bisogna mai smettere di avvertire – come fa Fiorella Kostoris nel saggio che apre il Rapporto – che esso dev’essere rigorosamente temporaneo, non deve finire nel protezionismo e non deve compromettere le strategie economiche di lungo periodo basate su un rapporto equilibrato tra Stato e mercato.
Secondo il Rapporto e indipendentemente dai Governi, le vicende più recenti – dalla conclusione del caso Alitalia al duopolio televisivo e alla regolazione del sistema autostradale – confermano che l’Italia è un sistema prevalentemente chiuso e refrattario alla concorrenza, anche se qualche passo avanti c’è stato. Ma ancora una volta il pregio del Rapporto promosso da «Società libera» – l’associazione di accademici, professionisti e imprenditori che si batte per l’affermazione di una società autenticamente liberale e che annovera nel proprio consiglio direttivo anche Ralf Dahrendorf – è quello di guardare al di là delle vicende contingenti e di individuare le vere cause di un’economia bloccata e impermeabile alla liberalizzazione.
Le radici della chiusura del sistema Italia, come documentano in un ampio saggio Raimondo Cubeddu e Alberto Vannucci dell’Università di Pisa, non sono economiche ma politiche e istituzionali. Se si assumono tre parametri che gli studiosi usano per valutare la qualità del tessuto istituzionale – e cioè la tutela dei diritti individuali e dei contratti; la circolazione d’informazioni attendibili in funzione della trasparenza dei mercati e degli scambi; il grado di concorrenza nei mercati – il risultato del confronto tra il nostro Paese e il resto del mondo è inequivocabile e dice che il nostro tessuto istituzionale è malato, perché si avvicina al paradigma delle «cattive istituzioni».
I dati parlano chiaro. Per quanto concerne la protezione dei diritti di proprietà e delle libertà civili e politiche individuali, tutte le rilevazioni, e soprattutto quelle di Doing Business della Banca Mondiale, dicono che la vischiosità e l’inefficienza del nostro sistema amministrativo e giudiziario, la lunghezza dei tempi, le incertezze procedurali e i costi delle controversie collocano l’Italia in coda alle classifiche europee. Non diversamente risulta, secondo l’indice annuale di Freedom House, la posizione relativa dell’Italia (terz’ultima in Europa) per quanto riguarda la circolazione d’informazioni affidabili per il mercato.
Infine, per la concorrenza il Rapporto utilizza tre indicatori (percentuale di donne presenti in Parlamento come termometro delle dinamiche concorrenziali nei meccanismi di selezione della classe politica, apertura o meno dei servizi professionali, regolazione amministrativa ed economica dei mercati). Tranne che per la presenza femminile in Parlamento che non è molto lontana dalla media internazionale, l’Italia si colloca ancora una volta nelle posizioni di coda in Europa.
L’origine vera dell’impossibilità di liberalizzare l’economia e di aprire i mercati sta qui: nella scarsa qualità della cornice istituzionale italiana, all’ombra della quale proliferano e dettano legge lobby e corporazioni. Gli effetti sono devastanti e provocano un cortocircuito inarrestabile: anziché alimentare dinamiche d’innovazione produttiva basate sulla conoscenza creativa, le cattive istituzioni generano dinamiche d’innovazione parassitaria, che è basata sì sull’acquisizione di conoscenze, ma distorte e funzionali alla ricerca di rendite, alla diffusione dell’economia sommersa e della corruzione.
«Gli ostacoli incontrati dai timidi tentativi di liberalizzazione – osserva il Rapporto – riflettono il potere d’interdizione di lobby e corporazioni pronte a difendere la chiusura al mercato delle rispettive nicchie monopolistiche e che all’ombra di quelle “cattive istituzioni” hanno affinato meccanismi per piegare a proprio vantaggio l’applicazione (o l’evasione) delle regole, costruendo così le proprie fortune. La sopravvivenza e la stessa identità di quei gruppi dipende proprio dalla conservazione di un assetto istituzionale nel quale la certezza del diritto – e dei diritti individuali – non viene vista come un bene pubblico, ma alla stregua d’un privilegio concesso in modo selettivo e arbitrario; il merito e la creatività sono sviliti a vantaggio di conoscenze personali e familiari; il controllo dei centri di potere sui flussi di informazioni rende opache le relazioni politiche e di mercato, attenuando le responsabilità dei decisori. Nessuno dei Governi, di diverso colore politico, che si sono avvicendati in questi anni – conclude il Rapporto – è riuscito a mettere in atto provvedimenti in grado d’invertire, o almeno contrastare efficamente, questa linea di tendenza».
Conclusione: senza buone istituzioni niente liberalizzazioni, ma per rinnovare le istituzioni ci vorrebbe, insieme alla volontà politica, un’autentica rivoluzione culturale. La posta in gioco è alta ma la liberalizzazione del sistema non è un lusso. Nemmeno in tempi di crisi.

 

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