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Monthly Archives: settembre 2009

Competitività It: all’Italia manca la ricerca

scritto da global il 22 Settembre 2009

 

Il rapporto dell’Economist Intelligence Unit evidenzia i punti di criticità per il nostro Paese: l’investimento in ricerca e in risorse umane. Il parere di Luca Marinelli, di Bsa.

Maria Teresa Della Mura  –  01NET.it  –  17 Settembre 2009

Non è un’Italia competitiva, quella che emerge dallo studio dell’Economist Intelligence Unit e sponsorizzato da Business Software Alliance presentato in questi giorni.

L’analisi misura in modo particolare la competitività del settore It, valutandola sulla base di sei fattori specifici: disponibilità di lavoratori specializzati, cultura aperta all’innovazione, infrastrutture tecnologiche, sistema giuridico, leadership di governo.

Sulla base di questi parametri, l’Italia si colloca al ventiquattresimo posto, dopo Austria ed Estonia, ma appena prima della Spagna, con un punteggio di 48,5 su 100.

Gli analisti consigliano di non esaminare il rapporto in un’ottica di raffronto rispetto allo scorso anno: i criteri di valutazione e il peso specifico degli indicatori possono cambiare. Più interessante, piuttosto, è l’analisi comparativa rispetto ad altre economie.

In effetti, già la comparazione della situazione italiana con i primi cinque Paesi che occupano la classifica, dà la misura della distanza che separa il nostro Paese dall’eccellenza. Stati Uniti, Finlandia, Svezia, Canada e Olanda superano tutte la soglia dei 70 punti su 100, con gli Stati Uniti addirittura a 78,9.

Per quanto riguarda le economie di riferimento per il sistema Italia, il Regno Unito si colloca sesto con un punteggio di 70,2, la Francia è diciassettesima con 59,2, mentre la Germania è diciannovesima con 58,1.

Scendendo nel dettaglio, l’Italia è fortemente penalizzata per il punteggio molto basso ricevuto alla voce ricerca e sviluppo: si parla di 16,6 laddove gli Stati Uniti raggiungono il 61,3.

E questo dato finisce per mettere in discussione i pur positivi punteggi ottenuti su altri versanti, quali il dinamismo dell’ambiente economico (72,7), del sistema giuridico (73), la disponibilità di infrastrutture IT (52,5) e i supporti allo sviluppo dell’IT stessa (64,2), il ‘capitale umano’ (48,4).
“Un quadro che – commenta Luca Marinelli Presidente di Business Software Alliance in Italia – di fatto conferma una situazione nota da tempo: la mancanza di visioni di lungo termine. Soprattutto le piccole e medie imprese italiane continuano a lavorare con un respiro breve, attento al risultato immediato. Un respiro che mal si coniuga con le esigenze di un sistema attento invece alla ricerca e allo sviluppo”.
Considerato anche il punteggio decisamente migliorabile ottenuto alla voce capitale umano, Marinelli sottolinea anche la necessità di un’attenzione diversa anche al mondo scolastico e della formazione.
“E’ importante riuscire a creare delle sinergie, a sviluppare un’integrazione maggiore tra mondo della scuola e mondo del lavoro, così da favorire un circolo virtuoso”.
Il rapporto, nel suo complesso, evidenzia un settore che ha sicuramente risentito del clima economico generale, ma che sembra aver reagito in modo positivo. Resta da vedere come e quanto, nei prossimi mesi, la ripresa troverà nell’It un fattore di abilitazione e sviluppo.

Un Parlamento di tecnoscettici

scritto da global il 22 Settembre 2009

 

Il Professor Fuggetta e i parlamentari italiani: l’Ict non abita le stanze della politica.

Luigi Ferro  –  01NET.it  –  17 Settembre 2009

Le disavventure del prof. Fuggetta con i parlamentari italiani dicono molto della considerazione che l’Ict ha presso le stanze del potere.
Tempo fa, convocato a Roma dal gruppo interparlamentare sul web 2.0, l’amministratore delegato del Cefriel ha presentato la sua relazione davanti a un solo onorevole perché gli altri erano impegnati nelle varie commissioni.

Nei giorni scorsi è tornato a Roma, questa volta convocato dalla Commissione Affari istituzionali per parlare di e-government e Ict. Dopo avere iniziato a preparare le sue slide ha scoperto di avere a disposizione 15 minuti, un tempo non necessario per approfondire l’argomento.

Nonostante questo ha ridotto il numero di slide e se ne è andato in parlamento dove questa volta ha trovato un po’ più di parlamentari ad ascoltarlo.

Ma il tenore delle domande gli ha fato capire che forse qualcuno non aveva ben chiaro di cosa si stesse parlando e soprattutto che dell’Ict è pronto a percepire solo gli eventuali pericoli e non i vantaggi.

Quando ha detto che sarebbe il caso di digitalizzare ricette e referti un parlamentare “con tono di sufficienza” ha obiettato “e le persone anziane come fanno?”, mentre l’altro si preoccupava che con la digitalizzazione si mettessero le basi per una gigantesca violazione della privacy con il classico spauracchio dell’orwelliano Grande Fratello.

In questo senso onorevoli e senatori sono lo specchio fedele del Paese.
Le loro osservazioni, infatti, fanno il paio con i dati dell’Osservatorio Ict del Piemonte secondo il quale la maggior parte delle imprese della regione si definisce scettica nei confronti dell’Ict e non ne percepisce ancora il vantaggio competitivo.

Chi l’ha detto che Politica e Società civile sono distanti?